Glossario

A

AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

Le amministrazioni pubbliche sono organismi pubblici che gestiscono e finanziano un insieme di attività, principalmente consistenti nel fornire alla collettività beni e servizi non destinabili alla vendita, istituzioni senza scopo di lucro che agiscono da produttori di beni e servizi non destinabili alla vendita, che sono controllate e finanziate in prevalenza da P.A., enti di previdenza.

L’elenco delle Amministrazioni Pubbliche viene annualmente pubblicato dall'ISTAT, in applicazione di quanto stabilito dall'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196. La definizione di Amministrazione Pubblica, di competenza dell’Istat, deriva dalle disposizioni in proposito previste dal Sistema Europeo dei Conti (Sec ’95 – Regolamento CR n. 2223/96 – paragrafi 2.68 e 2.69) e, pertanto, solo la rispondenza ai principi ivi indicati determina l’appartenenza o meno di una unità istituzionale al comparto delle Amministrazioni Pubbliche.

Indipendentemente dal regime giuridico (pubblico o privato) che la regola, una Unità istituzionale è classificata nel settore delle Amministrazioni Pubbliche se: è di proprietà o amministrata o controllata da Amministrazioni Pubbliche; non deve vendere sul mercato o, in caso contrario, deve vendere a prezzi non economicamente rilevanti (cioè i ricavi non devono eccedere il 50% dei costi di produzione dei servizi). Nel caso in cui i ricavi fossero superiori al 50% dei costi di produzione si sarebbe in presenza di enti “market” (di mercato) e non di Amministrazioni Pubbliche.

ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani)

L'ANCI è un’associazione senza scopo di lucro che tutela e rappresenta gli interessi generali dei comuni, delle Città metropolitane e degli enti di derivazione comunale costituendone il sistema di rappresentanza. Rappresentanza istituzionalmente i comuni, le Città metropolitane e gli enti di derivazione comunale nei rapporti di rilievo nazionale (Governo, Parlamento, istituzioni o Enti centrali), di rilievo regionale e locale (Regioni, Province e enti pubblici locali) e con organismi internazionali dell’Unione Europea.

AREE METROPOLITANE

È il territorio che comprende una città centrale e la rete di comuni di dimensioni più piccole circostanti. Perché essi costituiscano un’area metropolitana, devono condividere caratteristiche territoriali e avere un rapporto di stretta integrazione per quanto riguarda i servizi essenziali della vita sociale e le attività economiche. Sentiti i comuni e le province interessati, la regione può definire e istituire un’area metropolitana. La sua amministrazione e il suo coordinamento spettano alla città metropolitana, mentre i comuni dei centri più piccoli si occupano dei servizi di base del loro territorio. Sono aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma capitale, Torino e Venezia.

ATTIVITÁ FINANZIARIA 

L'attività finanziaria dello Stato è finalizzata a soddisfare i bisogni pubblici (o bisogni collettivi) necessari per il benessere della collettività. A questo riguardo lo Stato interviene con l'offerta dei beni pubblici e dei servizi pubblici. Oltre a questo l'attività finanziaria dello Stato è rivolta a realizzare una più equa distribuzione dei redditi e delle risorse e garantire la stabilità e la crescita economica del paese. Gli obiettivi dell'attività finanziaria sono i seguenti: soddisfacimento bisogni pubblici, distribuzione dei redditi e delle risorse, stabilità e crescita economica.

AUTONOMIA

L’autonomia è la capacità di autodeterminazione e autoregolazione riconosciuta ad alcuni enti pubblici, anche in chiave di decentramento amministrativo dello Stato: individua la posizione di maggiore o minore dipendenza di una figura soggettiva, ente pubblico (es. comune, provincia), nei confronti di altra ad essa collegata (es. Stato). Tale capacità, però, non è definita in termini assoluti, ma si differenzia in relazione al contenuto, qualificandosi di volta in volta in modo diverso. Rispetto alla forma più alta di autonomia, che è quella politica e che consiste nella possibilità degli enti pubblici territoriali di darsi un proprio indirizzo politico nei limiti previsti dai principi costituzionali, l’autonomia giuridica si identifica con la capacità di determinati enti e organi di agire in campo giuridico per il raggiungimento delle proprie finalità. In particolare, si usa distinguere l’autonomia normativa, consistente nella capacità di un ente di emanare norme giuridicamente vincolanti, dall’autonomia organizzatoria, consistente nella capacità di darsi una struttura organizzativa (ciò che implica una potestà regolamentare e, per gli enti dotati di maggiore autonomia, quali regioni, province, comuni, una potestà statutaria), e dall’autonomia finanziaria e autonomia contabile, consistente nella capacità di imporre propri tributi e, più in generale, di avere proprie fonti di entrata.

 

B

BANCHE DATI UFFICIALI

Ai fini della determinazione dei fabbisogni standard è stata costruita una banca dati unica contenente il patrimonio informativo degli Enti Locali proveniente da fonti ufficiali (ISTAT, ACI, Ancitel, MIUR, Agenzia del Territorio ecc.) dagli archivi dei certificati di Conto Consuntivo (CC), forniti dal Ministero dell’Interno per le diverse annualità, integrati con le informazioni presenti nei questionari. La banca dati riguarda la platea di Enti Locali oggetto dell’analisi.

BUSINESS INTELLIGENCE

La Business Intelligence (BI) è uno strumento che consente di sfruttare al meglio il patrimonio informativo disponibile, al fine di prendere decisioni strategiche di business. Progettare una BI richiede: la raccolta sistematica delle informazioni, la loro corretta aggregazione e analisi finalizzata alla loro presentazione in forma semplice e facilmente fruibile dagli utenti.

BENCHMARKING

Il benchmark è un termine inglese che indica un punto di riferimento per il confronto su una specifica misurazione. Il benchmarking consiste nel confrontare l’operato di un’organizzazione con quello di altre e imparare da quanto emerge dal confronto.

BILANCIO CONSUNTIVO (o rendiconto)

Il bilancio consuntivo (o rendiconto) è il documento con cui la Giunta rendiconta e certifica, alla fine dell’anno, le spese e le entrate effettivamente sostenute per la gestione dell’ente comunale di fronte al Consiglio, che ha la competenza per l’approvazione definitiva. Si tratta di una sintesi di fine periodo che serve a rendere conto alla comunità del corretto utilizzo delle risorse a disposizione del comune.

 

C

CITTÀ METROPOLITANE

Le Città metropolitane sono Enti Locali territoriali, previsti dall’art. 114 della Costituzione, dotati di propri statuti, poteri e funzioni secondo principi costituzionali. Sotto il profilo giuridico, il territorio della Città metropolitana coincide con il territorio di una provincia o di una parte di essa comprendendo il comune capoluogo e i comuni contigui legati da rapporti di stretta integrazione in ordine all'attività economica, ai servizi essenziali, ai caratteri ambientali, alle relazioni sociali e culturali. Una Città metropolitana è quindi un’area metropolitana.

COEFFICIENTE DI RIPARTO

È un indicatore di fabbisogno relativo che consente di ripartire l’ammontare di una determinata spesa lasciando invariati i saldi di finanza pubblica.

COMMISSIONE TECNICA PARITETICA PER L’ATTUAZIONE DEL FEDERALISMO FISCALE - COPAFF - (ART. 4, L. N. 42/2009)

La Commissione Tecnica Paritetica per l’Attuazione del Federalismo Fiscale (COPAFF) è un organo tecnico consultivo istituita, al fine di acquisire ed elaborare elementi conoscitivi per la predisposizione dei contenuti dei decreti di cui all’art. 2 della Legge 42 del 2009, presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze quale sede di condivisione delle basi informative finanziarie, economiche e tributarie con compiti di fornire elementi istruttori utili per la concreta attuazione del federalismo fiscale.

COMMISSIONE TECNICA PER I FABBISOGNI STANDARD (CTFS)

La Commissione Tecnica per i Fabbisogni Standard viene istituita con la legge di stabilità 2016 (art.1, comma 29, della legge 28 dicembre 2015, n. 208) per analizzare e valutare le attività, le metodologie e le elaborazioni relative alla determinazione dei fabbisogni standard degli enti locali (decreto legislativo 26 novembre 2010 n. 216) i cui dati sono disponibili presso il sito www.opencivitas.it.

La Commissione è formata da undici componenti di cui uno con funzioni di presidente. La Commissione è istituita senza oneri per la finanza pubblica e si avvale delle strutture e dell’organizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Contestualmente all’istituzione della Commissione tecnica per i fabbisogni standard viene soppressa la Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale (COPAFF) (art. 34 della legge 28 dicembre 2015, n. 208).

COMPARTECIPAZIONE

Si tratta di una quota di un tributo statale che viene devoluto agli enti territoriali, riducendosi la parte che viene incassata dallo Stato. La compartecipazione, in senso stretto, dovrebbe riferirsi al gettito prodotto nel territorio del governo locale

COMUNITÁ MONTANA

Le comunità montane sono Enti Locali territoriali disciplinati all’art. 27 del Decreto Legislativo n. 267/2000 (T.U.E.L. -Testo Unico degli Enti Locali). Sono unioni di comuni, Enti Locali costituiti fra comuni montani e parzialmente montani, anche appartenenti a province diverse, per la valorizzazione delle zone montane per l'esercizio di funzioni proprie, di funzioni conferite e per l'esercizio associato delle funzioni comunali.

CONSORZIO

È una forma associativa tra Enti Locali costituita per la gestione associata di servizi e l'esercizio associato di funzioni, dotata di personalità giuridica nonché di autonomia statutaria e patrimoniale (art. 31 D. Lgs. 267/2000). Il consorzio tra Enti Locali è definibile come un’azienda speciale di ognuno degli enti associati. Così come l’azienda speciale è ente strumentale dell' Ente Locale, ossia ente istituzionalmente dipendente dall' Ente Locale ed elemento del sistema amministrativo facente capo a questo, allo stesso modo il consorzio, in quanto azienda speciale degli enti che l’hanno istituito, è un ente strumentale per l’esercizio in forma associata di servizi pubblici o funzioni e fa parte del sistema amministrativo di ognuno degli enti associati.

CONTO CONSUNTIVO CERTIFICATO (CC)

È la fonte informativa finanziaria per la misurazione della spesa delle amministrazioni comunali resa disponibile annualmente dal Ministero dell’Interno. I dati rilevati nei CC, per accertamenti/incassi e impegni/pagamenti, costituiscono una rappresentazione sintetica delle informazioni contabili iscritte nel Rendiconto al Bilancio di ciascuna amministrazione comunale. Nei CC, i dati di spesa sono articolati in missioni e programmi e distinte per macroaggregati secondo la natura economica della spesa: Redditi da lavoro dipendente, Imposte e tasse a carico dell'ente, Acquisto di beni e servizi, Trasferimenti correnti, Trasferimenti di tributi (solo per le regioni), Fondi perequativi (solo per le regioni), Interessi passivi, Altre spese per redditi da capitale, Rimborsi e poste correttive delle entrate, Altre spese correnti.

CONVENZIONE

Al fine di svolgere in modo coordinato funzioni e servizi determinati, gli Enti Locali possono stipulare tra loro apposite convenzioni. Le convenzioni devono stabilire i fini, la durata, le forme di consultazione degli enti contraenti, i loro rapporti finanziari ed i reciproci obblighi e garanzie. Per la gestione a tempo determinato di uno specifico servizio o per la realizzazione di un'opera lo Stato e la regione, nelle materie di propria competenza, possono prevedere forme di convenzione obbligatoria fra Enti Locali, previa statuizione di un disciplinare-tipo. Le convenzioni possono prevedere anche la costituzione di uffici comuni, che operano con personale distaccato dagli enti partecipanti, ai quali affidare l'esercizio delle funzioni pubbliche in luogo degli enti partecipanti all'accordo, ovvero la delega di funzioni da parte degli enti partecipanti all'accordo a favore di uno di essi, che opera in luogo e per conto degli enti deleganti. (Art. 30 D. Lgs. 267/2000).

D

DECILE

Ciascuno dei valori che dividono un insieme di elementi in dieci sottoinsiemi successivi, ognuno dei quali contiene lo stesso numero di elementi.

DETERMINANTI DEI FABBISOGNI STANDARD

Le determinanti dei fabbisogni standard misurano, per ogni ente, il peso esercitato dai gruppi omogenei di variabili utilizzate per la determinazione del fabbisogno complessivo e dei singoli servizi. Questi indicatori evidenziano, quindi, quali sono le caratteristiche del comune che in via preponderante generano il suo fabbisogno standard.

E

ECONOMIA DI SCALA

Le economie di scala possono essere definite come la riduzione del costo medio totale di produzione al crescere della dimensione dell’impresa. Quindi si manifestano economie di scala nel momento in cui all’aumentare del livello di produzione (output) diminuiscono i costi medi totali.

ENTI LOCALI

Secondo l'art. 114 della Costituzione la Repubblica Italiana è costituita da un ente territoriale nazionale, lo Stato, e dai seguenti enti territoriali: i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni. Nell'ordinamento italiano, quindi, il termine ente locale è riferito agli Enti Locali territoriali (autonomie locali) diversi dalla regione. L'elenco contenuto nell'art. 114 non esaurisce tutti gli enti locali ad essi, infatti, vanno aggiunti quelli non previsti dalla Costituzione ma individuati nel del D.Lgs. 267/2000 e disciplinati dallo stesso, ossia le comunità montane, le comunità isolane, le unioni di comuni e i consorzi fra enti territoriali. Inoltre vi sono Enti Locali, ma non territoriali, previsti da altre leggi statali, tra i quali si possono annoverare le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, le aziende sanitarie locali, gli ordini professionali ed altri.

ENTRATE

Sono le risorse finanziarie di cui l'Ente può disporre in un determinato periodo; nel bilancio sono classificate in Titoli, Tipologie e Categorie.

ENTRATE CORRENTI

Sono le entrate dirette al finanziamento delle spese correnti. Le Entrate Correnti (titolo 1) sono suddivise in: Imposte e tasse e proventi assimilati, Compartecipazione di tributi, Fondi perequativi da amministrazioni centrali, Fondi perequativi dalla Regione o altra provincia Autonoma.

Trasferimenti correnti: costituiti dalle risorse che il Comune riceve da Amministrazioni pubbliche, da Famiglie, da Imprese, da Istituzioni Sociali Private e dall’Unione Europea e dal Resto del Mondo.

Entrate extra-tributarie: vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni, Proventi derivanti dall’attività di controllo e repressione delle irregolarità e degli illeciti, Interessi attivi, Altre entrate da redditi da capitale, Rimborsi e altre entrate correnti.

ESTERNALIZZAZIONE

L’esternalizzazione (outsourcing secondo la terminologia anglosassone) è uno strumento manageriale che consente di affidare all’esterno una specifica produzione e, di conseguenza, instaurare un rapporto di tipo contrattuale, fra cliente (amministrazione) e fornitore (azienda). L’outsourcing nella Pubblica Amministrazione può riguardare: la produzione di beni e servizi strumentali all’erogazione dei servizi pubblici e all’esercizio di funzioni pubbliche, l’istruttoria dei procedimenti amministrativi, l’erogazione di servizi pubblici, l’esercizio di una funzione pubblica, ovvero nello svolgimento dell’intero procedimento amministrativo.

F

FABBISOGNO

È la somma complessiva occorrente allo Stato o ad altro ente pubblico per provvedere all’adempimento dei propri fini: si distingue un fabbisogno primario, determinato dalla differenza tra entrate e uscite relativa al periodo a cui si riferisce il bilancio dello stato (non include, perciò, gli oneri relativi agli interessi sul debito pregresso), e un fabbisogno totale, che include gli oneri finanziari dei debiti contratti nei periodi precedenti. Corrisponde all’aumento del debito nei confronti di altri soggetti.

FABBISOGNO STANDARD

I fabbisogni standard degli Enti Locali sono degli indici di fabbisogno finanziario funzionali al riparto delle risorse destinate dallo Stato centrale alla perequazione fiscale. L’approccio “top-down” (ovvero con vincolo di bilancio chiuso) previsto dal legislatore italiano rende i fabbisogni standard degli indici di fabbisogno finanziario relativo corrispondenti a dei coefficienti di riparto di un ammontare di fondi prestabiliti a livello centrale. I fabbisogni standard costituiscono i nuovi parametri cui ancorare il finanziamento delle spese fondamentali degli enti sub-centrali (comuni, Città metropolitane e province), al fine di assicurare un graduale e definitivo superamento del criterio della spesa storica. Tale superamento costituisce uno dei punti cardine del nuovo assetto dei rapporti economico-finanziari tra lo Stato e le autonomie territoriali delineato dalla Legge Delega n. 42/2009 sul federalismo fiscale, incentrato sull’abbandono del sistema di finanza derivata e sull’attribuzione di una maggiore autonomia di entrata e di spesa a Enti Locali e regioni, nel rispetto dei principi di solidarietà e di coesione sociale.

FATTORI ESOGENI DI CARICO

Si tratta, ad esempio, dei servizi svolti per conto di enti di livello superiore o comunque non direttamente riconducibili alle scelte discrezionali del governo locale, si pensi ad esempio all’attività di front-office dell’ufficio leva o dell’anagrafe in generale.

FEDERALISMO FISCALE (ART. 119 COST.; L. N. 42/2009)

In Italia l’espressione federalismo fiscale viene usata comunemente per indicare, nel campo degli assetti delle spese e delle entrate pubbliche, la posizione di chi sostiene l’opportunità che una larga parte della spesa pubblica sia amministrata a livello subnazionale (regioni, province, comuni), con un alto grado di finanziamento tributario, proveniente dalle stesse circoscrizioni territoriali che gestiscono le funzioni di spesa. Con la Legge n. 42 del 2009, il Governo è stato delegato ad adottare uno o più decreti legislativi in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’art. 119 Costituzione: il D. Lgs. n. 85/2010 – federalismo demaniale; D. Lgs. n. 156/2010 – assetto istituzionale Roma Capitale; D. Lgs. n. 216/2010 – fabbisogni standard di Comuni, Province, Città metropolitane; D. Lgs. n. 23/2011 – federalismo municipale; D. Lgs. n. 68/2011 – federalismo regionale e provinciale e Fabbisogno standard nel settore sanitario; D. Lgs. n.88/2011 - destinazione delle risorse aggiuntive e interventi speciali per la rimozione degli squilibri; D. Lgs. n. 149/2011 - meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, provincie e comuni; D. Lgs. n. 118/2011 - armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi; D. Lgs. n. 61/2012 – ulteriori disposizioni in materia di ordinamento di Roma Capitale.

FONDO PEREQUATIVO (ART. 119, COMMI 3 E 4, COST.)

Il fondo perequativo corrisponde all’ammontare di risorse che consente di perequare le risorse finanziare a disposizione di ogni comune in base al confronto tra fabbisogno standard e capacità fiscale, in modo tale che tutti gli enti abbiano a disposizione risorse sufficienti a finanziare per intero il  fabbisogno standard relativo alla funzioni fondamentali. Se il meccanismo di perequazione è verticale tutti i comuni hanno una capacità fiscale inferiore al fabbisogno e lo stato centrale contribuisce a colmare il gap di ogni ente. Se il meccanismo di perequazione è orizzontale i comuni con una capacità fiscale superiore al fabbisogno contribuiscono a finanziarie gli enti che invece si trovano in una situazione opposta.

FONDO DI SOLIDARIETA’ COMUNALE (FSC)

Il FSC, istituito a decorrere dal 2013, ai sensi dell'art. 1, comma 380, lett. b), della legge n. 228 del 24 dicembre 2012 - in sostituzione del Fondo sperimentale di riequilibrio e del Fondo perequativo per comuni e province, che rimane in vigore esclusivamente per questi ultimi enti locali - è finalizzato a assicurare un'equa distribuzione di risorse tra i comuni stanziando le risorse finanziarie necessarie all'esercizio delle attività istituzionali e all'erogazione dei servizi pubblici dei comuni. Per il 2016 il FSC per l’70% (60% per il 2017, 45% per il 2018) ha una funzione di compensazione delle risorse storiche e per il restante 30% (40% per il 2017, 55% per il 2018) una funzione di perequazione in base alla differenza tra fabbisogni standard e capacità fiscale. Per il 30% (40% per il 2017, 55% per il 2018), quindi, il FSC corrisponde a un fondo perequativo che attua un meccanismo di perequazione di tipo orizzontale.

FONTI UFFICIALI

Sono i dati reperibili dagli archivi di ISTAT, ACI, Ancitel, MIUR, Agenzia del Territorio ecc. e dagli archivi dei certificati di Conto Consuntivo (CC), forniti dal Ministero dell’Interno.

FORME DI GESTIONE DEL SERVIZIO (FORME ASSOCIATIVE)

Gli istituti previsti dall’ordinamento per consentire l’esercizio associato delle funzioni e dei servizi sono: le convenzioni, i consorzi, le unioni di comuni, le società di servizio pubblico, gli accordi di programma. La disciplina generale di tali forme associative tra Enti Locali è contenuta nel Cap. V del Titolo II del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267  (TUEL).

FUNZIONE DI COSTO

Nei casi per i quali è stato possibile superare i problemi di misurabilità dell’output (servizi relativi all’istruzione e agli asili nido), la valutazione dei fabbisogni è avvenuta attraverso la stima di una funzione di costo, dove la spesa storica è messa direttamente in relazione all’output. Con l’utilizzo di una funzione di costo le determinanti principali del fabbisogno sono le variabili che misurano il livello dei servizi offerti. Conseguentemente, il fabbisogno monetario di ogni ente sarà calcolato attraverso il prodotto tra i livelli delle prestazioni per il costo unitario di produzione, in questo caso il controllo macrofinanziario avverrà attraverso la fissazione dei livelli essenziali delle prestazioni da parte dello stato centrale.

FUNZIONE DI SPESA

Nella maggioranza dei casi, in cui l’output dei servizi locali erogati è risultato poco misurabile (si pensi, ad esempio, al caso dei servizi generali) la valutazione dei fabbisogni standard è avvenuta attraverso la stima di una funzione di spesa, che mette in relazione la spesa storica con le variabili di contesto della domanda dei servizi locali oggetto di analisi. La funzione di spesa consente di aggirare efficacemente l’ostacolo utilizzando come principali determinanti del fabbisogno le variabili di contesto che spiegano la domanda di servizio pubblico. Conseguentemente il fabbisogno monetario di ogni ente sarà calcolato attraverso il riparto di un fondo determinato esogenamente in relazione alle compatibilità macrofinanziarie.

FUNZIONE DI SPESA AUMENTATA

Rappresenta un ibrido tra la funzione di spesa e la funzione di costo. In particolare, nella funzione di spesa aumentata, alle tipiche variabili relative al contesto di domanda e offerta si aggiunge un nuovo nucleo di variabili volto a identificare la presenza del servizio e/o la tipologia di servizi svolti, lasciando che l’intensità rimanga misurata dalle variabili di contesto della domanda.

 

G

GRUPPO CLIENT

È il numero dei beneficiari dei servizi pubblici locali. Nel modello volto a misurare i Fabbisogni Standard degli Enti Locali dipende dal contesto teorico di riferimento e dai dati disponibili.

I

IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale)

L'IFEL è una fondazione istituita dall'ANCI, l'Associazione dei comuni italiani, il cui scopo è garantire assistenza al sistema degli Enti Locali al fine di favorire lo sviluppo della finanza dei comuni nella direzione dell’autonomia effettiva di entrata e di spesa, della responsabilità nella gestione economico-finanziaria e della trasparenza verso i cittadini contribuenti. Per realizzare la sua missione: partecipa ai processi di governo multilivello (Stato-Regioni-Autonomie locali) della finanza pubblica; fornisce assistenza e supporto all’attuazione delle riforme costituzionali e legislative; studia e mette a disposizione conoscenze sulla finanza locale.

INDICATORI DI GESTIONE

Per valutare l’adeguatezza dei servizi e consentire agli Enti Locali di migliorarli, si è proceduto alla definizione di un sistema di indicatori. Il sistema di indicatori, ideato con una struttura gerarchica ad albero, in cui gli indicatori di primo livello rappresentano un’informazione sintetica di tutti gli indicatori.

Gli indicatori di gestione consentono il monitoraggio della gestione e dell’organizzazione del servizio.

 

L

LEP (LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI)

Indicatori riferiti al godimento dei diritti civili e sociali che devono essere determinati e garantiti, sul territorio nazionale, con la funzione di tutelare l’unità economica e la coesione sociale, rimuovere gli squilibri economici e sociali e fornire indicazioni programmatiche cui le regioni e gli Enti Locali devono attenersi, nella redazione dei loro bilanci e nello svolgimento delle funzioni loro attribuite. La loro determinazione è di competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, e si traducono essenzialmente nel diritto di tutti i cittadini all’assistenza sanitaria e sociale, all’istruzione, alle prestazioni previdenziali per i lavoratori ecc.

M

N

O

OPENCIVITAS

È il portale di accesso alle informazioni degli Enti Locali e permette di conoscere i dati raccolti per la determinazione dei fabbisogni standard, confrontare le prestazioni degli enti e valutare i servizi erogati.

 

P

Q

QUESTIONARIO

Rappresentano lo strumento attraverso il quale è stata effettuata la rilevazione dei dati. Con i questionari, predisposti in collaborazione con IFEL e UPI e distribuiti tramite un sistema web dedicato (portale Progetto Fabbisogni Standard), sono state richieste ai comuni, Unioni di Comuni e alle province informazioni di natura contabile e strutturale relative alle modalità di svolgimento dei diversi servizi relativi alle funzioni fondamentali, in modo da integrare/riclassificare e a volte correggere quanto già disponibile dalle fonti ufficiali.

R

REGIONI A STATUTO ORDINARIO

Le Regioni a Statuto Ordinario sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto. L’organizzazione e le funzioni di questi enti sono regolate dalla Costituzione, nel rispetto dell’ambito tracciato da tali norme, spetta alla Regione darsi una propria organizzazione e definire la forma di governo. Ciò è fatto attraverso uno statuto ordinario, che poi deve essere approvato dal consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate a intervallo non minore di due mesi (art. 123 della Costituzione).

REGIONI A STATUTO SPECIALE

Le regioni a Statuto Speciale sono: Sardegna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Sicilia. A loro sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo gli statuti speciali adottati con leggi costituzionali. Ogni regione ad autonomia speciale ha la potestà di emanare norme secondo i dettami e i limiti indicati dal proprio statuto; questi ultimi sono individuabili, per alcune materie, nella Costituzione, nei principi dell'ordinamento giuridico dello Stato, negli obblighi internazionali e negli interessi nazionali, ma anche nelle norme fondamentali delle riforme economico-speciali della Repubblica. Oltre a questa competenza esclusiva, le Regioni a statuto speciale hanno ulteriori attribuzioni legislative in altre materie (sempre indicate negli statuti) che debbono rispettare anche i principi stabiliti dalle leggi ordinarie dello Stato.

REGRESSIONE

È la funzione che esprime il legame di dipendenza di una variabile dall’altra e permette di valutare, entro i limiti dell’intervallo dei dati rilevati, il valore della variabile dipendente al variare della variabile indipendente.

 

S

SOSE (SOLUZIONI PER IL SISTEMA ECONOMICO s.p.a.)

La SOSE è una società per azioni creata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e dalla Banca d'Italia per l'elaborazione degli studi di settore ora ISA, oltre che per svolgere altre attività di studio e ricerca in materia tributaria, nonché la predisposizione delle metodologie e l’elaborazione dei dati per la definizione dei fabbisogni e dei costi standard. La SOSE, in base a quanto previsto dall’art. 5 del D.Lgs. 216/2010 “Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei Fabbisogni Standard di province, Città metropolitane e comuni”: predispone le metodologie per l’individuazione dei fabbisogni standard e ne determina i valori con tecniche statistiche; provvede al monitoraggio e alla revisione dei fabbisogni standard; predispone dei questionari funzionali a raccogliere dati contabili e strutturali dagli enti locali.

SPESA CORRENTE

Costituiscono le spese relative alla gestione ordinaria dell'ente e comprendono le spese del personale dipendente, gli acquisti dei beni e servizi, gli interessi passivi, i trasferimenti correnti, di interessi sul debito, gli ammortamenti dei beni patrimoniali ecc.

SPESA DEL PERSONALE NORMALIZZATO

È la spesa relativa al personale impiegato direttamente dall’ente, contabilizzato nella singola missione/programma o comunque addetto a tale funzione.

SPESA STORICA

La spesa storica è il valore della spesa corrente impegnata nell’ultimo certificato consuntivo. Ai fini della determinazione dei fabbisogni standard la spesa storica desunta dai certificati consuntivi viene rielaborata al fine di renderla pienamente confrontabile tra gli enti locali.

T

U

UNIONE DI COMUNI

L’art. 32 del decreto legislativo n. 267/2000 (T.U.E.L. -Testo Unico degli Enti Locali), definisce l’unione di comuni quale l'Ente Locale costituito da due o più comuni, di norma contermini, finalizzato all'esercizio associato di funzioni e servizi. Con l’unione si possono gestire, congiuntamente, una pluralità di funzioni comunali, al fine di migliorare i servizi ai cittadini, conseguendo sinergie funzionali stabili e flessibili e possibili evoluzioni socio-economiche e istituzionali a favore dei piccoli comuni.

V

VARIABILI DI CONTESTO

Rappresentano i fattori tangibili o intangibili che favoriscono o meno la produzione, intesa come trasformazione di input e output.

Le variabili di contesto relative alla domanda sono variabili in grado di cogliere gli aspetti demografici e socioeconomici correlati con la domanda dei servizi pubblici (la numerosità della popolazione residente, le caratteristiche dell’economia locale, la struttura del patrimonio immobiliare, il livello di disagio sociale, la struttura demografica, la vocazione turistica). Le variabili di contesto relative all’offerta, sono variabili che rappresentano aspetti morfologici e socioeconomici tali da non influenzare le preferenze/necessità locali circa il livello dei servizi pubblici, ovvero di quegli elementi esogeni che possono favorire oppure ostacolare, a parità di altre condizioni, la fornitura dei beni pubblici locali.

VARIABILI DI STIMA

Il modello di stima è basto sull’interazione tra la domanda e l’offerta dei servizi pubblici locali, entrambe espresse in termini unitari rispetto al numero dei beneficiari. Le variabili di stima, dal lato della domanda, sono le variabili di contesto della domanda, il reddito medio, mentre dal lato dell’offerta sono il livello dei fattori esogeni di carico, il livello di output endogeno del servizio pubblico, i prezzi degli input e le variabili di contesto dell’offerta..